Aumentato rischio di eventi cardiovascolari nei soggetti con sindrome metabolica


La sindrome metabolica è caratterizzata da una serie di fattori di rischio metabolici, che comprendono:

- - obesità addominale ( eccessiva adiposità localizzata all’addome );

- - dislipidemia aterogenica ( alti livelli di trigliceridi, bassi livelli di colesterolo HDL ed alti livelli di colesterolo LDL, che favoriscono la formazione della placca aterosclerotica );

- - elevata pressione sanguigna;

- - resistenza all’insulina o intolleranza al glucosio;

- - stato protrombotico ( alti livelli di fibrinogeno e di PAI-1 );

- - stato proinfiammatorio ( elevati livelli di proteina C-reattiva ).

Secondo l’American Heart Association ( AHA ) uno degli obiettivi primari da perseguire nel management della sindrome metabolica è quello di ridurre il rischio di malattia cardiovascolare, attraverso cambiamenti dello stile di vita ( perdita di peso, aumento dell’attività fisica, riduzione dell’assunzione di grassi saturi, grassi trans e di colesterolo ), ed eventuale trattamento farmacologico.

Il trattamento della dislipidemia aterogenica rappresenta un importante obiettivo terapeutico nei pazienti con sindrome metabolica.

Nel 2005, sull’American Journal of Cardiology è stato pubblicato lo studio STELLAR ( Statin Therapies for Elevated Lipid Levels compared Across doses to Rosuvastatin ), che ha valutato l’effetto di diversi farmaci ipolipemizzanti ( statine ) a diversi dosaggi nei pazienti con ipercolesterolemia con 3 o più criteri per la sindrome metabolica secondo NCEP ATP III.
Tutte le statine hanno dimostrato di esercitare effetti favorevoli sulla dislipidemia aterogenica associata alla sindrome metabolica.
Tuttavia, i più favorevoli effetti sul profilo lipidico sono stati ottenuti con la Rosuvastatina ( Crestor ), risultata più efficace dell’Atorvastatina ( Torvast ), Simvastatina ( Zocor ) e Pravastatina ( Selectin ).

Lo studio COMETS ( A COmparative study with rosuvastatin in subjects with METabolic Syndrome ) ha confrontato l’efficacia della Rosuvastatina 10mg titolata fino a 20mg con Atorvastatina 10mg titolata fino a 20mg nel trattamento dei pazienti con sindrome metabolica, con alti livelli di colesterolo LDL ed un rischio a 10 anni di malattia coronarica superiore al 10%.
Più pazienti nel gruppo Rosuvastatina hanno raggiunto gli obiettivi terapeutici per il trattamento del colesterolo LDL rispetto all’Atorvastatina.
Inoltre, la Rosuvastatina ha aumentato in misura maggiore i livelli di colesterolo HDL, rispetto all’Atorvastatina.

In uno studio pubblicato nel 2006 sull’American Heart Journal, che ha riguardato quasi 25.000 pazienti con coronaropatia, la presenza di sindrome coronarica ha aumentato il rischio di morte mediamente del 21%, rispetto ai pazienti senza sindrome metabolica. ( Xagena_2006 )

Fonte:

1) American Heart Association, 2006; 2) American Journal of Cardiology, 2005; 3) European Heart Journal, 2005




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